Il bilancio del tour azzurro in Namibia e Sudafrica ha sollevato commenti piuttosto accesi da parte dei lettori di Allrugby: alcuni di essi si sono espressi in modo molto feroce nei confronti di chi ha visto un bicchiere mezzo pieno.
È il caso pertanto di affidarsi a qualche dato.
Con le prime sei del ranking, nell’ordine Sudafrica, Nuova Zelanda, Irlanda, Francia, Inghilterra, Argentina, negli ultimi dieci anni l’Italia ha vinto una partita sola, quella con gli Springboks del 2016. Con l’Inghilterra e gli All Blacks gli azzurri non hanno mai vinto in tutta la loro storia e con la Francia hanno pareggiato un anno fa a Lille, risultato che con pochissimo poteva essere una vittoria (ricordate il penalty all’80’ di Paolo Garbisi?), ma che sta schiacciato come in un sandwich tra il 60-7 di Lione e il 73-24 di Roma nell’ultimo Sei Nazioni.

Negli ultimi dodici mesi, peraltro, oltre ai 73 punti ai Coqs, l’Italia ne ha concessi 50 all’Argentina, battuta nell’ultima settimana due volte consecutive in casa dall’Inghilterra cui mancavano 13 giocatori in tour in Australia con i British & Irish Lions.
Sul 45-0 subito contro gli Springboks in inferiorità numerica per circa un’ora non c’è bisogno di aggiungere molto altro; Francesco Volpe ne parla nel prossimo numero di Allrugby in distribuzione agli abbonati entro la fine di luglio.
A questi risultati aggiungiamo l’umiliazione inflitta alla Georgia a Tbilisi da parte dell’Irlanda, anch’essa priva dei Lions (15 giocatori). Ricordiamo che a novembre, a Genova, i georgiani per un’ora abbondate aveva fatto vedere i sorci verdi alla formazione di Quesada.

Sulla base di quanto sopra, storia, profondità del movimento, qualità dei giocatori, possiamo dire che queste sei squadre, salvo giornate di imprevedibili connessioni astrali, sono di fatto inarrivabili per l’Italia. Sull’Australia che, a novembre ha battuto l’Inghilterra a Twickenham il giudizio è sospeso in attesa di vedere come i Wallabies di Joe Schmit si comporteranno contro i Lions, nella serie di tre test che iniziano in questo fine settimana.
Tolti gli australiani, tra il settimo e il quattordicesimo posto, con gli azzurri ci sono sei squadre, Scozia, Fiji, Georgia, Giappone, Samoa, Galles con le quali l’Italia se la gioca solitamente alla pari: l’estate scorsa ha perso a Samoa, nel Sei Nazioni è stata battuta dalla Scozia, con la Georgia e il Galles ha vinto con fatica, Fiji e Giappone è un po’ che gli azzurri non le affrontano in partite ufficiali.
Qual è la morale di questa analisi?
Trent’anni dopo l’avvento del professionismo, il rugby resta diviso in caste con scarse possibilità di contaminazione fra l’una e l’altra. Certo, la Scozia non di rado batte l’Inghilterra e il Galles, fino a poco tempo fa, faceva parte del vertice mondiale. Ma nella sostanza i vasi sono molto poco comunicanti: la Georgia con le prime sei non ha vinto mai, il Giappone in tutta la sua storia ha battuto una volta l’Argentina nel 1998, poi il Sudafrica ai Mondiali del 2015 e l’Irlanda ai Mondiali del 2019, fine. Samoa non ha mai battuto né gli All Blacks, né gli Springboks, né la Francia, né l’Inghilterra.
Come giudicare pertanto i recenti risultati dell’Italia? Gonzalo Quesada su 19 partite ne ha vinte 7, pari al 37% del totale. Kieran Crowley su 27 ne ha vinte 10 (idem), tralasciamo Franco Smith che non ne ha vinta nemmeno una (su 13). I tre che hanno guidato gli azzurri per almeno quaranta partite (Mallett, Brunel e O’Shea) oscillano tra il 21 e il 22% di vittorie. Pierre Berbizier con 13 successi su 31 partite è quello che ha la percentuale migliore: 42%.

Contro gli Springboks, il risultato medio dell’Italia (18 sfide) è 47-12, migliorato dal 42-24 del primo test di questo ultimo tour e subito peggiorato dal 45-0 di Port Elizabeth.
In Sudafrica, agli azzurri mancavano parecchi potenziali titolari, quali di essi avrebbero potuto effettivamente cambiare gli equilibri fa le due squadre (Lucchesi, Nicotera, Capuozzo, Ioane, Page-Relo, Paolo Garbisi?) è come sempre oggetto di un dibattito senza contro prove. La verità è il rugby a livello internazionale non allarga la sua capacità di includere. Certo, si può giocare meglio o peggio, essere competitivi o meno, in un’occasione sola o più spesso. Ma finora di maghi in grado di rovesciare nettamente i valori fra le contendenti di vertice non se n’è visto ancora uno. Men che meno in Italia.
Nella foto del titolo la meta di Zuliani contro gli Springboks nel test di Pretoria, lo scorso 5 luglio (foto Federugby)
